mercoledì 10 dicembre 2014

La luna, le nascite, e i contribuenti italiani

E' vero che la luna "giusta" fa nascere di più?

E' convinzione diffusa che la luna influisca sulle nascite. Molti infatti credono che il numero di parti risenta in modo significativo delle fasi lunari. Questa convinzione è talmente comune e trasversale alla popolazione e al grado di istruzione che, quando nacque mia figlia, ricordo bene il personale del reparto maternità dell'ospedale affermare che "per fortuna oggi non c'è la luna", come invece era avvenuto il fine settimana precedente, quando non si riusciva a tenerci dietro col lavoro, tante erano le mamme che dovevano partorire.

Di fronte a una sentenza del genere, mica pronunciata dal Mago Otelma, che uno giustamente direbbe "vabbè, con quel vestito da pagliaccio vuoi credere a uno così? (e pensare che c'è invece chi ci crede e lo invitano pure in tv!)", ma addirittura dal personale medico e paramedico del reparto maternità di un grosso ospedale, come dubitare dell'effetto della luna sulla frequenza delle nascite? Se non lo sanno loro! Ebbene sì, si può dubitare.

Intanto proviamo a capire come potrebbe, la fase lunare, influenzare il numero di parti. Con tutta la buona volontà, si fa fatica a immaginare un meccanismo fisico, perché la luna, che sia piena, nuova, a falce crescente o calante, è sempre lì! Non è che quando è piena c'è tutta, e quando è una piccola falce il resto della luna se ne è andato via. La luna è sempre quella, è solo l'illuminazione del sole a mostrarcene un pezzo, tutta, o niente.

Di fronte a questa obiezione la risposta tipica è che, sì, insomma..., però ci sono le maree, e se la luna causa le maree, e cioè sposta grandi masse d'acqua, potrebbe darsi che abbia effetto anche su una placenta, no? In fin dei conti c'è acqua anche lì dentro. E poi gli esseri umani sono fatti per la maggior parte di acqua, nelle cellule c'è acqua, e quindi "che ne sai?".  L'argomentazione finisce sempre proprio cosi: che ne sai? Che vuoi sapere tu, scienziato razionale e razionalista, di cosa cavolo succede dentro un corpo umano fatto di liquidi, di cellule piene di liquidi, di organi pieni di liquidi? Che quando mi sento dire così la risposta che mi sgorgherebbe immediata sarebbe: "perché tu invece ne sai? Tu che di mestiere fai l'avvocato, l'impiegato, il commercialista, l'amministratore di condominio, il disk-jokey, il barista, il cocchiere o il mugnaio, tu invece ne sai di biologia, di gravitazione universale, di fluidodinamica e di chimica?". Ma poi si rischia di apparire supponenti, e quindi bisogna trattenersi. 

Però la scienza ci ha insegnato che quando si fa un'ipotesi, bisogna anche opportunamente motivarla. Il buon senso, ancor prima del metodo scientifico, vuole che spetta a chi propone un'idea allegare anche delle "ragionevoli" basi di credibilità a ciò che si propone, in base a quello che si conosce delle leggi della natura, o in base alle osservazioni sperimentali già effettuate. Non è che, ad esempio, possiamo dire che indossando un braccialetto di plastica con incastonato all'interno un cerchietto di latta siamo poi in grado di correre i 100 metri meglio di Bolt e, di fronte a un'obiezione, rispondere "e tu che ne sai?"! Per inciso, braccialetti simili li vendono, più o meno con motivazioni analoghe, con costi fino a oltre 100 euro.

E allora proviamo a ragionare un po' su quale effetto potrebbe avere la luna su un nascituro, estrapolando il fatto che, siccome la luna causa le maree, allora sposta masse di fluidi, e quindi siccome noi siamo fatti di liquidi, etc etc.

Intanto vediamo qual è l'orgine delle forze di marea. Immaginiamo la terra come una sfera, e la luna, a circa 380 mila Km di distanza. Bene: l'origine della forza di marea sta tutta nel fatto che la forza di gravità della luna, che agisce su un dato punto della terra, dipende dalla distanza (al quadrato) di quel punto dal centro della luna. Più un punto è distante dalla luna, più la forza di gravità della luna su quel punto è debole. Il risultato è che due punti diversi della terra sentiranno pertanto forze diverse. Il punto A della figura sarà attratto dalla luna più che il punto B, per cui il risultato è uno stiramento percepito dalla terra: la forza di marea, appunto.

Poi ci sono mille dettagli e altri effetti che contribuiscono: la forza del sole, la rotazione terrestre, la posizione dei punti rispetto all'equatore, etc, ma la vera causa delle maree rimane quella che abbiamo detto prima. Che gran cosa l'approccio scientifico ai problemi! La prima cosa che ti insegna è di individuare "LA" causa di un fenomeno, quella senza la quale il fenomeno non esisterebbe, e separarla dai dettagli, dagli aspetti secondari, che possono contribuire, possono complicare la questione, ma restano comunque fattori secondari, irrilevanti senza la causa principale. L'esatto contrario della politica, che di fronte a un problema perde tempo con le inezie ignorando le questioni principali.

La differenza della accelerazione fra i punti A e B della figura, che supponiamo essere sull'equatore e opposti rispetto al centro della terra, si può calcolare facilmente, e è rappresentativo della forza di marea della luna sulla terra, quella che sposta gli oceani. Lo stesso tipo di forza che, in base a "che ne sai", potrebbe avere effetti di ogni tipo sulla psiche umana, sulle nascite, sul comportamento e le attitudini di ciascuno di noi. Benissimo. Ora, noi possiamo non ipotizzare, ma proprio "calcolare" (e quindi non dire "che ne sai" ma proprio "calcolare") la forza di marea dovuta alla luna su un neonato, intesa come la differenza fra la forza che agisce sulla testa rispetto a quella che agisce sui suoi piedi.

Assumiamo che un neonato sia lungo 50cm, come in genere sono i neonati (se fossero di 60 o 40 cm non cambierebbe niente). Bene, il risultato è 40 miliardesimi di volte più piccolo dell'accelerazione dovuta alla forza di marea della luna sugli oceani. La cosa non sorprende, perché le dimensioni di un neonato sono molto inferiori alle dimensioni della terra, e quello che genera la forza di marea su un oggetto è dovuta alla differenza della forza di gravità fra due punti diversi dell'oggetto in questione.

Okay, però potremmo ancora dire "beh, però che ne sai? Magari quei 40 miliardesimi contano comunque!". Giusto, che ne sappiamo in fin dei conti. Magari per un neonato basta una forza piccolissima per produrre un effetto importante. Però quello che invece sappiamo è che, se la luna produce una forza di marea, lo fa perché ha una massa, e la sua massa interagisce gravitazionalmente con la massa del neonato. E sappiamo anche che qualunque oggetto dotato di massa interagisce col neonato, seguendo le solite leggi della gravitazione. Non soltanto la luna, quindi, ma qualunque oggetto. Ad esempio l'ostetrica. Che avrà pure una massa molto inferiore a quella della luna, ma è anche immensamente più vicina al neonato. E quello che pure sappiamo fare è calcolare la forza di marea che l'ostetrica esercita sul neonato, e confrontarla con la forza di marea che la luna esercita sullo stesso neonato, nello stesso momento. 

Bene, rispetto alla forza di marea indotta dalla luna sul neonato, ovvero quella che, secondo "che ne sai tu", avrebbe comunque un effetto importante, la forza di marea indotta dall'ostetrica quando questa si aggira a mezzo metro dal nascituro è 4,2 miliardi di volte più forte! Il dottore invece, che in genere sta un po' più distante e coordina le operazioni, diciamo a 1 metro dal nascituro, esercita una forza di marea che è solo 420 milioni di volte quella esercitata dalla luna sul neonato. E a questo punto chissà cosa combina la mamma, che ha il neonato dentro di sé! Bene, una mamma di 60Kg (comprese le acque!) esercita mediamente una forza di marea sul nascituro che porta in grembo che è circa 100 miliardi di volte quella esercitata dalla luna. A questo punto siete ancora convinti che sia proprio la luna con la sua forza di marea "che ne sai tu" a dettare legge su quando il bambino deve nascere?

In ogni caso non voglio immaginare le terribili forze di stiramento a cui è sottoposto il neonato durante il travaglio e il parto, data la grande agitazione del personale durante quelle fasi! Il medico che si avvicina, si allontana, gira attorno, con conseguenti allungamenti, ammosciamenti e torsioni del povero neonato! Percaritadiddio, quindi, mai e poi mai il padre deve avvicinarsi alla gestante in quelle fasi, soprattutto se sovrappeso, perché rischierebbe di causare danni spaventosi. Della serie: "un obeso entra in sala d'aspetto di un ginecologo e provoca decine di parti prematuri".  Un ottima scusa per i padri per starsene alla larga in quei momenti. E poi una eventuale congiunzione mamma-ostetrica-medico-padre in sala parto, tutti allineati lungo la stressa direzione, avrebbe un effetto centinaia di miliardi di volte superiore all'effetto della forza mareale della luna, causando, immaginiamo, sconvolgimenti spaventosi nel povero infante.

Comunque il metodo scientifico non si ferma qui. Non solo infatti esso è capace di calcolare e fare previsioni su quantità che per altri sono solo "che ne sai tu". Non si ferma qui, la scienza, ma mette in pratica un criterio che potrebbe sembrare la cosa più ovvia del mondo, ma che per millenni non lo è stato, e per tanti, soprattutto per quelli che "che ne sai tu", non lo è neanche adesso: la scienza va a controllare!"

Eh sì, la cosa più scontata che si possa fare: ci inventiamo una teoria, ad esempio che la luna "giusta" faccia nascere di più? Benissimo, invece di scervellarci a ipotizzare spiegazioni del tipo "che ne sai tu", andiamo a controllare se è vero o no che con la luna giusta si nasce di più! O meglio, ci si scervella anche su possibili spiegazioni cercando di calcolare, in base alle leggi della natura già note, se l'ipotesi fatta è plausibile o meno, ma poi si fa anche l'esperimento per mettere alla prova la nostra teoria.

Perché in effetti potrebbe anche darsi che avessimo trascurato qualcosa, potrebbe darsi che non avessimo tenuto conto di qualche fenomeno particolare, insomma, potrebbe anche darsi che veramente "che ne sai tu"!. E allora semplicemente si controlla. E in questo caso si prende un numero molto grande di persone scelte a caso, si guarda la loro data di nascita e si va a vedere com'era la luna per ognuno di loro, e si mette tutto in un bel grafico per controllare se i nascituri veramente nascono di più con la luna particolare, piena, mezza piena, crescente, calante, nuova o che altro, oppure nascono a caso, fregandosene alla grande di cosa stava facendo il nostro satellite in cielo.

E questo studio semplice semplice è stato fatto. E come campione di persone scelte a caso è stato preso il database delle dichiarazioni dei redditi messe in rete alcuni anni fa dal ministro Visco, che, in barba alla privacy, ha reso pubbliche le cartelle delle tasse degli italiani. A noi non interessano in questo caso quanto gli italiani hanno dichiarato, ma quando sono nati. E a questo punto il gioco e' fatto: basta un programmino che collega la data di nascita con le fasi della luna, e il grafico che ci interessa è bello che pronto. Eccolo qui, il numero delle nascite in funzione dell'età della luna:




 L'intero studio, molto dettagliato, lo trovate comunque qui.  


C'è da aggiungere altro? Possiamo sicuramente concludere che i nascituri se ne sbattono della luna, e nascono quando si sentono pronti. E allora perché perfino il personale di un reparto maternità era convinto del contrario? Si chiama effetto Barnum, quello del circo. Sostanzialmente è un fenomeno psicologico per cui si adatta quello che accade alle proprie convinzioni. Ad esempio se uno è sicuro che con la luna giusta si nasce di più, la volta in cui questo accade troverà conferma alle sue convinzioni, mentre il giorno in cui accade il contrario dirà che vabbe'...può succedere (però invece l'altra volta..!!!) e dimenticarsene. E' lo stesso effetto che ci fa dire che gli oroscopi in genere ci azzeccano. Sulle tante cose a caso che dicono, qualcosa che combacia con l'idea che noi abbiamo di noi stessi la si trova sempre. Per tutto il resto, per tutto quello che invece non ci aveva azzeccato, inconsciamente lo ignoriamo. Si chiama effetto Barnum perché il signore del circo diceva che nei suoi spettacoli ognuno ci trovava quello che faceva al caso suo, e che lo avrebbe soddisfatto. Qui è la stessa cosa. 

E il fatto che il personale di un reparto maternità sia rimasto vittima anche esso dei propri pregiudizi, convinto dell'esistenza di qualcosa che invece non è, ce la dice lunga su quanto sia rischioso decidere in materia scientifica in base alle proprie impressioni, senza affidarsi invece ai risultati di una seria analisi statistica. La valutazione dell'efficaca di un farmaco o di una terapia può risultare fortemente falsata se non si seguono i canoni del metodo scientifico.

Rimane solo un dubbio: e quelli che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, e che quindi non rientrano in questo database? Gli evasori totali? Gli sconosciuti al fisco? Vogliamo credere che la luna non faccia preferenze neanche nei loro confronti, e che si disinteressi di quando farli nascere. Se così non fosse, da questi dati non potremmo saperlo. Certo che però sarebbe veramente uno scandalo!




lunedì 1 dicembre 2014

Mugnaio, cocchiere, ricercatore

Quale tra questi mestieri non puoi mettere sulla carta di identità?


Capita ogni tanto di dover riempire quei moduli in cui ti chiedono un po' di generalità e di dati personali. Data di nascita... residenza... quanti siete in famiglia... e poi si arriva alla famigerata voce "professione".  A questo punto in genere è disponibile un menù a tendina dove cliccando si srotola una lista di mestieri: impiegato, insegnante, medico, libero professionista, quadro (nessuno ha mai capito cosa significhi), casalinga, studente, disoccupato, e via via un'ampia scelta disponibile che va dal fresatore al paracadutista. Ce n'è per tutti i gusti, insomma, ma il problema sorge se tu di mestiere fai il ricercatore. Non sei un libero professionista, non sei un insegnante, magari - chissà - a tua insaputa e a insaputa di chiunque altro sei un quadro, ma la parola ricercatore - è una certezza - nella lista dei mestieri possibili non compare mai. Per cui devi rassegnarti a mettere la croce sul solito "altro". I ricercatori sono sempre "altro". 

Mi ricordo la mia prima carta di identità da ricercatore. Il tipo dell'anagrafe mi chiede: "professione?" e io rispondo: "ricercatore". Lo pronunciai, (che ingenuo!), addirittura con un filo di orgoglio, perché ero fresco di contratto. Il tipo prende un libro enorme, il "grande libro delle professioni" (quella volta ancora non c'era il web) e comincia a consultare l'elenco delle voci ammesse: "reumatologo... ribobinatore... ricamatore... ricettatore... ricottaio... niente, ricercatore non c'è", mi fa con voce impersonale. "Eppure addirittura mi pagano per farlo!", dico io. E il tipo imperturbabile: "mi dispiace, ricercatore non si può mettere. Se vuole mettiamo insegnante". E mettiamo insegnante, mettiamo quello che ti pare, chi se ne frega! Nella mia prima carta d'identità da ricercatore figuravo come insegnante, professione peraltro nobilissima e spesso stupidamente bistrattata.


Tra la lista dei mestieri c'è di tutto, e nessuno si stupisce se dici che fai il mugnaio o il cocchiere, anche se gli ultimi risalgono ai tempi del gatto con gli stivali, ma "ricercatore" nel database dei mestieri fa fatica a entrare. Per non parlare poi se dici che fai "lo scienziato". Il termine scienziato esiste solo come nome collettivo, del tipo "gli scienziati hanno scoperto che....", ma nel momento in cui provi ad associare l'appellativo scienziato a un essere umano in carne ed ossa, a un volto con naso e bocca, e dici "io sono uno scienziato" ecco che ti guardano strano. Lo scienziato nell'immaginario collettivo non esiste come singolo. Se esiste è uno che sta tutto il giorno chiuso in uno scantinato buio di fronte a alambicchi e marchingegni strani cercando di trasformarsi in mosca per poi ritornare umano giusto in tempo per quando la moglie scola la pasta. Se dici che fai lo scienziato ti sorridono con compatimento e ti fanno "eeeh, bum bam, è arrivato lo sborone! fa lo scien-zia-to lui!". Come se fossi Napoleone che dice "di lavoro faccio l'imperatore". L'idea che possa esistere una persona normale, magari con famiglia, che si guadagna da vivere facendo lo scienziato, svegliandosi ogni mattina e dopo colazione prendere l'autobus per andare a fare lo scienziato, non appartiene all'insieme delle cose possibili. E' possibile sui libri, nei film di fantascienza, ma non nella realtà. 

Però anche la percezione comune verso questo mestiere si sta evolvendo, perché ultimamente se ti autodefinisci semplicemente ricercatore le reazioni sono più moderate. Evidentemente ricercatore è associato a qualcosa di più umano, di più terra-terra, e anche un pelo sfigato. Poi però, non appena prendono confidenza, ti chiedono: "ma in pratica... cosa fai tutto il giorno?"

Ma io sono come il cinese che aspetta il cadavere del suo nemico passargli davanti sul fiume, o qualcosa del genere: verrà il giorno in cui in aereo, in treno, o magari il sabato mattina all'ipercoop, l'altoparalante interromperà la musichetta e in tono concitato dirà: "attenzione, se un fisico delle particelle elementari è presente in sala è pregato di recarsi con urgenza...". Allora, con piglio umile ma risoluto, ben conscio dell'importante compito che mi verrà richiesto, abbandonerò il carrello nel reparto dei latticini e fenderò la folla, che si aprirà al mio passaggio come la lampo della giacca a vento che mi si è rotta proprio stamattina.

domenica 16 novembre 2014

E-ics-pi-meno-erre-a

La matematica de noantri degli sciachimisti.


Sul video che finalmente dovrebbe togliere al mondo ogni dubbio sull'esistenza delle terribili scie chimiche e su tutti i loro reconditi aspetti, video visibile qui, si è discusso molto. Troppo, considerati i contenuti e la caratura degli esperti interpellati, tutti scienziati definiti "indipendenti", ovvero che in pratica mai nella vita hanno praticato la professione che millantano di praticare. Il biologo fa il tecnico di laboratorio alla ASL, e il fisico è un insegnante. Vi fidereste di farvi operare da uno che si definisce chirurgo indipendente e che, sebbene laureato in medicina, nella vita lavora allo sportello del pagamento dei ticket? Evidentemente gli sciachimisti si fiderebbero.

A parte questo c'è però nel video una perla che veramente merita di essere portata alla ribalta, un gioiellino che la dice tutta sulle competenze degli autori, e che descrive in pieno quanto le loro conoscenze tecnico-scientifiche li rendano affidabili e credibili al grande pubblico.

Ad un certo punto, al minuto 13 e 40, viene letta una formula, che appare a tutto schermo. La formula è:

                   

Quell' exp sta per esponenziale, e rappresenta il numero "e", detto numero di Nepero, che vale 2.71828... e funge da base per l'esponente. La formula si legge quindi "e alla meno erre per alfa". Senza scomodare fisici o matematici (non indipendenti), qualunque liceale con il sei-meno-meno in matematica la leggerebbe correttamente in questo modo, oppure nella variante "e elevato alla meno erre per alfa", che è poi la stessa cosa.  Roba da terza superiore.

Invece il nostro superesperto, la mente che ha realizzato questo imperdibile documentario di cui tutti noi ci dovremmo fidare, obbliga l'ignaro doppiatore a leggere:

                        


Intanto neanche riconosce a da alfa, lettera dell'alfabeto greco. Avrà probabilmente creduto, sospettoso com'è di natura, che era la "a" nel font clandestinamente usato dagli scienziati indipendenti, che non si lasciano sottomettere dalle multinazionali del carattere, le potenti lobby di Calibri e Arial Bold che impongono alla popolazione mondiale di scrivere la "a" a forma di "a".

Ma poi, porcaputtanaporca, "e ics pi"! Ma che cazz è "e ics pi"!? Letto come se fosse tutta una moltiplicazione, e per ics per pi (ma non credo che l'autore del video sia consapevole che eventualmente tre lettere di seguito possono indicare i fattori di una moltiplicazione). E meno male che ha capito che le parentesi erano parentesi, e non le ha invece fatte leggere come "curvetta a destra" e "curvetta a sinistra"! Se nella formula c'era un integrale di sicuro avrebbe pensato che era la esse della Segafredo!"

Il nostro eroe avrà ragionato: "...adesso gli ci caccio una bella formula, che fa sempre figo mettere le formule matematiche, che danno quel tocco di scientificità che poi sembra che sono consapevole delle cose che dico! Così quei gonzi che si sciroppano il video credono che ci abbia pensato, ci abbia studiato sopra, e poi magari mi mandano pure la donazione! E invece io delle cose di cui mi spaccio per esperto non ci capisco una mazza e soprattutto non ho proprio idea di cosa significhino tutte quelle lettere una di fianco all'altra e men che meno quell'e-ics-pi-meno-erre-a..."



domenica 9 novembre 2014

Una macchia che non mi spiego in cielo? E' di sicuro un'astronave aliena!

La ferrea logica degli ufologi

 

Mi è capitato di recente di leggere la storia dell'Ufo della Pietra di Bismantova. La pietra di Bismantova è una particolare formazione rocciosa dell'Appennino Reggiano presso la quale, secondo alcuni attenti ufologi, recentemente sarebbe apparso un ufo (vedi ad esempio qui).

Attenti perché l'immagine che proverebbe la presenza dell'oggetto misterioso è un singolo fotogramma tratto dalla ripresa di una webcam che punta costantemente sulla montagna, il quale mostra una macchia poco nitida che di primo acchito a me ha ricordato il dirigibile della Goodyear, e che alcuni ipotizzano sia una nuvola, altri una goccia di condensa, ma molti altri, ovviamente, un ufo, ovvero, in buona sostanza, un'astronave aliena. La cosa ha avuto ovviamente larga eco sui siti ufologici, aprendo la discussione, a volte accesa, sull'origine della macchia, che se non è umana allora... è di origine aliena. Cos'altro potrebbe essere?

Approfitto di questo evento per discutere una vera e propria stortura del ragionamento tipica dell'ufologo-pensiero e di tutti gli amanti-creduloni del mistero, e cioè che se non si sa spiegare una certa cosa, allora è vera per forza l'ipotesi alternativa. E l'ipotesi alternativa per loro è sempre qualcosa che ha a che fare con extraterrestri, fenomeni completamente sconosciuti e misteri di vario tipo.

Ora, ragioniamo un attimo con calma. Non sappiamo cosa sia di preciso quella macchia. Probabilmente non è una nuvola, mentre è molto più probabile che, essendoci l'arcobaleno, e quindi essendo piovuto, si tratti di una goccia sull'obbiettivo della webcam o meglio ancora sul vetro che la protegge. Non ci convince l'idea della goccia? Benissimo, potrebbe essere il dirigibile della Goodyear, o una mongolfiera. Non ci convince neanche quello? Potrebbe essere un uccello in volo venuto mosso, o chissà che altro. In ogni caso la conclusione più logica e più sensata è che sulla base delle informazioni disponibili, in questo caso un singolo fotogramma sfuocato, non riusciamo ad affermare niente di certo sull'origine di quella macchia.

Ma adesso chiediamoci: sebbene non sappiamo dire cosa sia quella macchia, sebbene tutte le nostre ipotesi sull'origine umana o naturale di quella macchia ci lascino comunque un certo margine di dubbio, è più probabile che si tratti in ogni caso di un normalissimo evento "terrestre" o che sia invece un astronave aliena? Qual è la possibilità più ovvia e ragionevole, e che cosa è invece immensamente più inverosimile?

Invece qui la logica del normale raziocinio viene completamente stravolta, e si sta affermando in pratica che siccome non sappiamo trovare una spiegazione che ci convince a una macchia sfuocata su un fotogramma di una webcam, allora si tratta degli extraterrestri!!! Come se fosse l'unica alternativa possibile! E che altro potrebbe essere se non un'astronave di alieni?

Il discorso sensato dovrebbe invece essere: siccome il fatto che si tratti di un'astronave aliena è una cosa talmente improbabile (una tale puttanata, stavo per scrivere, ma mi sono trattenuto) da vergognarmi persino a dirlo, allora di sicuro la spiegazione è molto più terra terra sebbene non sia in grado di darla così su due piedi. Il fatto che io non sappia trovare una spiegazione che mi convince non significa affatto che non ci sia una spiegazione!

E lo stesso discorso andrebbe fatto su molti dei presunti misteri che riempiono il web e la mente di tanti. Se sento un rumore in un castello antico, è più probabile che sia un fantasma che staziona lì da un migliaio di anni, o una vecchia trave di legno che scricchiola? E anche se non so trovare una spiegazione certa e completamente convincente a quel rumore, che cosa resta immensamente più probabile, la spiegazione terrena o il fantasma? 

No, perché se uno vedesse fantasmi e ufo quotidianamente, così come vede il postino o il portinaio, allora la cosa avrebbe senso. Se capitasse normalmente, andando a lavorare la mattina, di vedere il solito disco volante fermarsi a buttare via l'umido, lo capirei che di fronte a una macchia strana accanto alla Pietra di Bismantova venisse in mente che possono essere quelli di Alfa Centauri che fotografavano l'arcobaleno. Sarebbe giustificato. Ma diciamocelo, che li ha visti mai i fantasmi e gli alieni? Mentre tutti noi abbiamo sentito vecchie travi cigolare e visto gocce di condensa su un vetro. E allora, checavolo!

Ho visto di recente un prestigiatore che ad un certo punto tirava fuori una decina di conigli dalla giacca. Non so come abbia fatto, e per quanto mi sforzi non riesco a immaginare il trucco. Ma so per certo che la cosa meno probabile è che il prestigiatore sia entrato in scena, abbia baciato la valletta, abbia salutato il pubblico, abbia giocato per vari minuti con le carte, tutto questo mentre teneva un allevamento di conigli nella fodera della giacca. Non so come abbia fatto, anche se ci penso non ci arrivo, ma quell'ipotesi è comunque talmente improbabile che la escludo a priori.

Spesso gli amanti del mistero citano, a supporto del loro modo di argomentare, una frase che Conan Doyle fa pronunciare a Sherlock Holmes: "Una volta eliminato l'impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità". Okay, d'accordo, ma tutto sta in quel "una volta eliminato l'impossibile". Gli ufologi tendono a eliminarlo un po' troppo facilmente.


lunedì 3 novembre 2014

Silvan, Raffaella Carrà, e la fusione fredda

Che cosa hanno in comune un prestigiatore che sega la valletta in tre pezzi e l'inventore dell'E-cat?

Da alcuni anni, e con scadenza più o meno semestrale, capita di leggere in rete annunci sull'E-cat, il marchingegno ideato dall'Ing. Rossi che dovrebbe produrre energia "pulita" tramite il meccanismo genericamente denominato "fusione fredda". I contenuti degli annunci variano di volta in volta, ma hanno tutti le seguenti caratteristiche:

  • Provengono dal sito dell'E-cat (e quindi provengono da Rossi)
  • Provengono da qualche altro sito che si rifà però al sito dell'E-cat
  • Annunciano che l'E-cat funziona
  • Annunciano un'imminente commercializzazione dell'E-Cat
  • Annunciano che è iniziata una collaborazione con partner stranieri che parteciperanno all'impresa
  • Quotano lavori scientifici che però non vengono mai pubblicati su riviste scientifiche con peer review

Da qualche anno a questa parte il panorama non è sostanzialmente mutato

In concomitanza a questi annunci, sincronizzati col cambio di stagione, c'è in rete l'esplosione dei post su Facebook di chi accusa che "NON VOGLIONO FARCELO SAPEREEEEEEEEE!!!!!!!!!!1!!!!" (con almeno 8 "E" rigorosamente maiuscole e uno sciame di punti esclamativi, possibilmente con qualche "1" in mezzo"). Non si sa bene "CHI" non vuole che si sappia. Come sempre in questi casi si grida a un responsabile che è tutti e nessuno, identificato genericamente con i "poteri forti", quelli che governano la terra, quelli che manipolano tutto quanto, che decidono, smontano e rimontano le cose alle nostre spalle. Quelli che, nonostante niente avvenga senza che essi lo vogliano, gli è sfuggito di mano che alcuni scienziati del più grande laboratorio scientifico al mondo abbiano inventato e diffuso, per giunta gratuitamente, il web, ovvero l'antitesi del "non ce lo vogliono fare sapere". Che sbadati!

Ora, prima di ragionare con calma, facciamo una premessa doverosa. La scoperta di un sistema, un meccanismo, un congegno in grado di produrre energia pulita, a basso costo e disponibile per tutti sarebbe una cosa fantastica, a cui nessuno, ma proprio nessuno sano di mente, si opporrebbe. Sicuramente non uno scienziato che, anzi, ci si butterebbe a pesce per studiarlo. E pensare che le lobby, chiunque esse siano, si oppongano a una cosa del genere è ridicolo. Sarebbe come dire che, all'epoca, l'establishment si sarebbe dovuto opporre alla diffusione dell'elettricità per continuare a vendere le candele, o alla commercializzazione dell'auto perché conveniva allevare i cavalli, o ai computer per continuare a produrre regoli calcolatori (ma evidentemente la lobby dei produttori di regoli calcolatori non era abbastanza forte!). Per non parlare della lobby degli allevatori di sanguisughe, che nulla ha potuto contro la penicillina. E volete un esempio recente?  Smartphone contro "mp3 + telefono + gps + fotocamera + cinepresa + radio + registratore + videogioco + schermo ad alta definizione + browser web + calcolatrice + ... tutto in uno". Conveniva di più vendere una decina di questi gagdet diversi o un oggetto che li contiene tutti al prezzo di uno solo di questi gadget? Come mai "le multinazionali" (la causa di tutti i mali) sono state invece così stupide da decidere di puntare tutto su un oggetto unico, che per di più sta calando di prezzo in modo vertiginoso, invece di opporsi a tutti i costi alla sua diffusione facendoci credere che la radiolina solid-state e il CB da camionista erano il meglio che potevamo aspettarci dalla tecnologia per le comunicazioni?

La storia invece ci insegna (ma all'Università di Facebook questo stenta ad arrivare, evidentemente) che di fronte a una nuova mirabolante scoperta/invenzione i cosiddetti poteri forti ci si buttano a pesce, cercando di facilitare la sua diffusione per farci i soldi, perché i soldi si fanno molto meglio con l'innovazione, con le novità, con le cose che ancora la gente non ha, piuttosto che continuando a vendere il vecchio. Quindi se dovesse mai venir fuori che l'E-cat funziona, sarebbe fantastico. Lo sarebbe per la gente comune, e anche per chi ci vuole guadagnare.

Dopo questa premessa doverosa, guardiamo in faccia cosa sta succedendo con il famigerato E-cat. Il suo inventore sostiene di recente che è stato finalmente testato da misure e misuratori indipendenti. Questo è semplicemente falso, in quanto gli sperimentatori (alcuni dei quali peraltro coinvolti con Rossi già da diversi anni, e per i quali la definizione di "indipendenti" è piuttosto arbitraria) non hanno mai avuto libero e totale accesso al dispositivo per poter effettuare tutte le misure necessarie. Un esempio fra tutti: il dispositivo non è mai stato aperto all'interno per vedere come funziona, cosa c'è dentro, qual è il congegno e il meccanismo che produrrebbe l'energia. Rossi non ne ha mai dato il permesso. Nell' ultimo test "indipendente" si afferma invece che Rossi ha proceduto personalmente ad accendere il reattore, inserire il dispositivo, metterlo in funzione, spegnerlo e estrarlo dal reattore. Testualmente infatti l'articolo dice: 
"Rossi intervened to switch off the dummy," (il reattore con il reagente all'interno, n.d.r.) " and in the following subsequent operations on the E-Cat: charge insertion, reactor startup, reactor shutdown and powder charge extraction."
Gli stessi autori delle misure nelle conclusioni del loro lavoro ribadiscono che non dispongono informazioni sull'interno del reattore e sul modo in cui avviene la reazione.

Secondo me questo fatto già da solo rende di secondaria importanza la serie di test effettuati. Insomma, qui non si sta parlando di un nuovo spremiagrumi o di un tostapane innovativo.  Qui si sta cercando di dire al mondo che si è inventato un nuovo sistema per produrre energia in quantità considerevoli, senza emissione di radiazioni ma con tutte le caratteristiche di un processo nucleare (creazione di isotopi): in pratica un tipo di processo sconosciuto alla scienza. Sarebbe fantastico, sia dal punto di vista pratico che dal punto di vista prettamente scientifico. Ma di fronte a un'affermazione di tale portata il minimo che si richiede è di poter avere il controllo totale sull'esperimento che deve verificare l'affermazione stessa. Affermazioni eccezionali necessitano di controlli eccezionali. Non mi pare di chiedere troppo, no? Mi stai dicendo che hai inventato un oggetto che potrebbe risolvere nel modo migliore possibile il problema energetico sulla terra sfruttando allo stesso tempo un principio fisico finora sconosciuto e non mi permetti di controllare fino in fondo che non sia una bufala? E che c'ho scritto, Joe Condor?

E invece no, Rossi ci dice che possiamo misurare quello che esce fuori, possiamo mettere strumenti attorno al congegno, possiamo pesare l'oggetto, fotografarlo con sensori che rilevano la temperatura, tutto quello che ci pare ma guai ad aprirlo e guardarci dentro! Guai a cercare di capire come funziona. Lui dice che è per questioni di segreto industriale, ma come si fa a non essere sospettosi?

Rossi in pratica si sta comportando come Silvan quando segava in tre parti Raffaella Carrà e poi faceva vedere che non c'era trucco passandoci attorno il cerchio, mettendoci le mani in mezzo, o facendole il solletico sul quadratino di pancia che spuntava fuori. Tutto faceva eccetto la cosa che tutti avremmo voluto fare, e cioè aprire la scatola dove la Raffa nazionale era rinchiusa per guardarci dentro. Qui è uguale: si può passare il cerchio attorno all'E-cat, ma guai ad aprirlo per vedere come funziona.

Supponiamo che il suo inventore faccia tutto ciò per soldi. Supponiamo che non riveli il segreto dell'E-cat per paura che qualcuno glielo rubi e ci faccia soldi al posto suo. Onestamente non vedo come possa sperare di commercializzarlo senza che nessuno abbia effettuato test completi su questo dispositivo. Test veramente completi, che permettano di capire innanzitutto se funziona, e poi come funziona, e quali sono gli eventuali margini di rischio. Non dimentichiamo che stiamo parlando di un oggetto che, supponendo funzioni realmente, dovrebbe produrre una grande quantità di energia, e quindi essere anche potenzialmente pericoloso. Qui si sta chiedendo alla gente di mettersi in casa, fidandosi solo della parola di chi lo vende, un oggetto che non si sa come funzioni, non si sa cosa ci sia dentro, ma che se funziona probabilmente lo fa in base a una reazione nucleare di tipo sconosciuto alla scienza. E che volete che sia, è solo un nuovo tipo di reattore nucleare mai testato da nessuno, l'ideale da mettere in soggiorno o sotto al lavandino!

Ma siamo matti? Un pelouche deve passare i requisiti di sicurezza per essere venduto, e Rossi pensa che la gente si metta in salotto un oggetto del genere senza che questo oggetto non sia stato prima abbondantemente rivoltato come un calzino da team di esperti realmente indipendenti? Magari la stessa gente che ancora guarda con sospetto il microonde perché crede che faccia male? O che pensa che il wi-fi in casa faccia venire il cancro? "...guarda, della pentola a pressione non mi fido, perché ho paura che scoppi, ma con l'E-cat invece dormo sonni tranquilli, lo ha garantito Rossi!"

E infine c'è un altro motivo per cui sono scettico verso l'E-cat, e cioè che le grandi scoperte scientifiche richiedono sempre un sacco di lavoro. Diffido per natura da chi si propone al mondo con la scoperta epocale, che in quattro e quattr'otto risolverebbe i problemi dell'umanità. Sarei ben felice di sbagliarmi, naturalmente.